1941
Nasce il
19 gennaio a Messina e trascorre la sua infanzia e la sua giovinezza
in una frazione
situata proprio sulla spiaggia Paradiso.
Il legame con il mare, la cui presenza era così fisica e forte,
è stato
reso ancor più intenso dalla tradizione famigliare:
il nonno, il padre e gli zii, erano tutti uomini di mare.
Nella
stessa città inizia gli studi artistici presso
l 'Istituto d'Arte, proseguiti poi a Reggio Calabria .
1961
Si trasferisce
a Roma per frequentare l'Accademia di Belle Arti
seguendo l'indirizzo
in Pittura e avendo come insegnanti, dapprima Pippo Rizzo
e in seguito Mino Maccari. Parallelamente agli studi accademici,
inizia
la sua ricerca artistica. Sono i primi quadri romani,
riconducibili ad un frammentarismo di
campiture,
paesaggi, figure, scene urbane, nature morte,
dove la luce penetra nell'immagine sfocando i
contorni
nella forma e nel colore.
1964
Presso la
Galleria San Marco di Roma tiene la sua
prima personale
il cui testo critico del catalogo è
presentato
da Renato Civello che coglie in modo
diretto ed
immediato il significato di queste prime
opere: "Cantare
col colore sulla riluttanza delle forme".
Una innocenza
aurorale dell'essere che lo
spinge
verso un innovamento che non ripudia il passato.
Il suo concetto
del dipingere si acclama
nell'area del Figurativismo europeo salvandosi dalle
equazioni
del sovrasenso e dalle calligrafie
domenicali.
1965
Partecipa
al Palazzo delle Esposizioni di Roma alla V Rassegna di Arte
Figurativa
di Roma e Lazio curata da Durbè, Ferrari e Menna .
1967
Prende parte
alla II Rassegna Nazionale di Arte Figurativa - Il Lavoro
Italiano
- Palazzo delle Esposizioni di Roma.
1969
Inizia una
lunga serie di mostre personali che lo portano in varie città
italiane.
Si apre per Messina un nuovo ciclo pittorico. Sono le Cattedrali
Nere,
i Totem, gli Specchi Magici. Nella presentazione al catalogo per la
mostra
tenuta alla Galleria d'Arte Moderna di Grosseto, Ugo Attardi
scrive: "[...]
accorrere e gridare che ci riporta appunto alla lotta, ci dice di
un
destino pieno d'affanni e si intuisce il trascorrere del tempo, il mutare
della
materia e dello spirito. E tutto accade e si raffigura contro e sotto un
cielo
senza limiti antico e futuro: idea-immagine: sentimento di grandezza,
di certezza
e delusione". E ancora di Genova nello stesso catalogo: "dal
Medio
Evo in poi la pittura combatte contro i mostri. Dapprima contro i
condizionatori
mostri della coscienza, poi anche contro gli oppressori
mostri
della società. Grosso modo i binari su cui procede questa lotta
corrono
da un lato da Bosch a Ernst, dall'altro da Goya a Picasso. La
pittura
di Lillo Messina procede proprio in questa direzione, ma si
riallaccia
alla lotta contro mostri interiori più che a quella sgorgata
dall'Illuminismo
contro i mostri costituiti del potere politico, religioso,
economico.
Non è quindi contro il sonno della ragione generatore di
mostri
che Messina intende lottare, ma contro quei mostri che albergano
nel
profondo dell'io, atavici residui di un Medio Evo duro a scomparire a
livello
della coscienza. È quindi Hieronymus Bosch la radice lontana della
pittura
di Messina". Nello stesso anno partecipa alla V Rassegna Nazionale
di Arte
Figurativa: Il Lavoro Italiano; nuovamente al Palazzo delle
Esposizioni
di Roma.
1970
La Galleria
Ciovasso di Milano ospita la personale di
Messina,
Emilio Sidoti nella presentazione al catalogo
della
mostra scrive: "[...] il colore dichiara sempre la
componente
affettiva di un artista ed è lo specchio
fedele
della sua spontanea sensibilità e ciò vale anche
per
Messina. I suoi colori così invitanti e gioiosi,
nonostante
le intenzioni drammatiche dell'autore, ci
dicono
subito che Messina non è fatto per esprimere
il no
dell'esistenza." Nello stesso anno espone alla
Galleria
Schreiber di Brescia. Recensisce sul Giornale
di Brescia
Elvira Cassa Salvi: "In quella zona
attualissima
di una nuova pittura lucida e insieme
surrealistica,
in polemica con un mondo in balia
dell'enigma
tecnologico, il giovane siciliano Lillo
Messina,
si inserisce con il suo accento originale.
Vivacissimo
e gaio, in contrasto con il senso
dell'incubo
e di minaccia incombente, soprattutto
dagli
spazi siderei. Messina riesce ad una
rappresentazione
insolita dell'alienazione moderna.
Non
ancora trentenne egli rivela una non comune
capacità di
chiarezza, di evidenza immaginifica".
1971
Viene invitato
all'XI Premio Nazionale Capo d'Orlando ed in seguito a
Torino
alla mostra "Cento Pittori per il Socialismo" a cura di Mario De Micheli.
1972
Personale
alla Galleria Il Molino di Roma, a cui segue una alla Galleria
Valguarnera
di Bagheria e infine un'altra personale a Catania nella Galleria
Il Punto.
Le opere di questo periodo sono di un surrealismo disperato
attenuato
dalla tradizione grafica ed è giusto che sia così data l'età
dell'artista
che non gli consente ancora di mettere bene a fuoco il
sentimento
odio-amore verso il mondo. È per questo che i mostri di
Messina
ora hanno qualcosa d'ironico che libera il fruitore dell'angoscia
del
primo contatto. Evidentemente, l'artista siciliano, lontano dalla sua
terra
ha cozzato contro l'aspetto più deleterio della civiltà tecnologia.
Ne è
rimasto
incenerito. Se avesse dipinto i tramonti rossi di Sicilia, le
montagne
colorate da costoni di ginestre, avrebbe usato gli stessi passaggi
cromatici
che oggi utilizza per rendere fulminea l'ansia che l'opprime.
1973
Espone a La
Nuova Pesa di Roma, prestigiosa Galleria degli anni sessanta.
E' una
mostra ricca di opere di grandi dimensioni basate sul tema
dell'ecologia.
Fra esse, di particolare richiamo e inquietudine, un retablo
costituito
da nove quadri di cm. 50x70, legati uno all'altro e, tranne quello
centrale,
rappresentanti un unico soggetto: nell'iconografia proposta
l'essere
vivente, i cui segmenti combaciano con i prodotti del più asettico
design
ha ancora natura umana, ma è già marcato in modo irrimediabile
da
una
serie di mutazioni imposte dall'ambiente. Una sorta di continuazione
del
discorso del poltronuomo propostici da Alberto Savinio, lo
spettacolo
cioè di una forma e di una sostanza acquisita da esseri divenuti
monumenti
a loro stessi, immedesimati con gambe e braccia nel domestico
piedistallo
di una sia pur maestosa poltrona di quegli anni. Nel retablo di
Messina
l'uomo-individuo si rilascia, si stende, come obbedendo ad un
dovere
secondo un rituale sempre più rigido, anche se invogliante. Deve
pensare
di essere l'individuo meglio rilasciato, nella migliore poltrona, del
migliore
alloggio, dinnanzi al più fascinoso schermo colorato su cui, per
il
suo
non pensare, passano vaghissime immagini di mondi remoti. E tuttavia
nel
fondo, egli sa che nella stessa casa, in quella accanto, nell'altro capo
della
città o del globo, un altro essere, milioni di altri, si allungano
su uguali
poltrone,
dinnanzi ad uguali schermi, di cui muta solo l'effimero colore.
1974
Oltre a varie
mostre in diverse città italiane, espone per la prima volta alla
Bedford
House Gallery di Londra. Recensisce la mostra Max Wykes-Joyce
sull'International
Herald Tribune: "[...] strano, eppure perfettamente
concluso
modo di dipingere un paesaggio talvolta campestre, talvolta
marino,
dove appaiono ora animaleschi esseri o volatili, ora ombre
umanoidi.
Macchine inusitate, apparentemente abbandonate, o loro
componenti,
aggrediscono violentando un dolce paesaggio erboso. Queste
componenti
giostrate abilmente per giungere ad una soddisfacente visualità
che
suggerisce interdipendenza e mutua indifferenza fra tutti i suoi
elementi.
Una pittura metafisica suscitante un interesse curioso pur sempre
nel
quadro di una tradizionale filosofia italiana." Partecipa, in seguito,
alla
Mostra "Giornate
Italiane a Mosca e nell'URSS".
1975
Viene invitato
dal critico Giorgio Seveso in collaborazione con la Galleria
Ciovasso
di Milano alla Mostra "Trent'anni dopo -Pittori italiani per la
Resistenza".
Giorgio di Genova inserisce l'opera di Messina nel volume "Le
realtà del
Fantastico, L'Arte in Italia dal Dopoguerra ad Oggi", Editori
Riuniti.
Nello stesso anno partecipa con tre opere di grandi dimensioni
alla
X Quadriennale d'Arte di Roma al Palazzo delle Esposizioni.
1976
E' un anno
particolarmente attivo e ricco di personali tenute a Lamezia
Terme,
Livorno, Mantova, Roncoferraro (MN), Parma, Milano e infine per
la seconda
volta a Londra. Scrive Pierre Rouve presentando l'artista in
catalogo: "Messina
rimane dunque entro i confini del reale: l'eccessiva dose
di realtà è iniettata
attraverso una calligrafia ipnotica; ciò che è dipinto
acquista
un nuovo significato attraverso il modo in cui è dipinto.
L'esattezza
genera incubi. L'isolamento concepisce la desolazione. Tutte le
allusioni
vitali sono prosciugate dalla durezza innaturale delle cose naturali.
"La
vraie vie est absente", da questo coacervo di immagini spezzate alla
bassa
marea "quando l'acqua si ritira": Rimbaud si incontra con Elliot nella
"terra
deserta" di Lillo Messina che è anche la sua privata stagione
all'inferno:
natura snaturante".
1977
Mostra alla
galleria il Grifo di Roma nella cui presentazione Mario Lunetta
sottolinea: "[...]
pittura dunque solo in apparenza contemplativa quella
dell'artista
siciliano: pittura in realtà generosamente fredda. Atto al tempo
stesso
creativo ed analitico come ha da essere ogni operazione intellettuale
degna
del nome. Perché valga il vero si veda come di quadro in quadro,
Messina
metta in discussione le certezze acquisite nella fase precedente a
livello
formale sulla linea di un'interrotta alterazione degli equilibri
raggiunti." Il
Centro d'Arte Condor di Palermo ospita una sua personale.
1979
Dopo aver
esposto a Bologna, presso la Galleria San Paolo e
successivamente
a Roma presso la Galleria il Grifo, inizia un altro intenso
periodo
di confronto con numerose personali tenute in altrettante città fra
cui
ancora Bologna, Cosenza, Reggio Calabria e Città di Castello. La
sua
personalità artistica è chiaramente
matura, attraverso il colore che
sottolinea
con la sua sensuale incisività l'imponenza della forma, essendo
l'unica
voce di questa, i simboli dell'universo di Messina sono allo stesso
tempo
tanto calmi, quanto inquietanti.
1983
Gli viene
commissionata un'opera per il Gasdotto Transmediterraneo la
cui
illustrazione viene pubblicata sulla rivista "Ecos" a cura dell'ENI. Il
mare,
già presente nelle sue opere sin dalla metà degli anni settanta,
diventa
sempre più forte come elemento narrativo. È soprattutto elemento
poetico
che scioglie l'artista dal legame con la precedente simbologia di
carattere
surrealista, come Messina dipingeva a cavallo tra gli anni sessanta
e settanta.
Un surrealismo che, attraverso un suo personale codice, lo aveva
portato
a raccontare tra una sorta di bizzaria ed un'esasperazione
che
non
lasciava mai posto, però, al caos emotivo. È in modo sempre
più
evidente
che il mare muove i fili della sua pittura come se lo esortasse,
sempre
più intensamente, a spingere l'occhio e la mano oltre, per cercare
e
trovare
chissà quale stato d'animo, quale immagine o quale pezzo
mancante.
Ed è il mare adesso, il protagonista assoluto.
1984
La Galleria
Cà d'Oro di Roma allestisce una sua personale. Franco Solmi
presentando
l'artista, scrive: "Questo affascinato viandante può ben
trascorrere
dalle regioni di un mito antichissimo e quasi inenarrabile alle
spiagge
perdute dell'oggi, ove si incastrano relitti di immense superbie
tecnologiche,
generanti forme di diavolicchi meccanici. Lo fa portandosi
l'incubo
di cieli di cristallo, di mari tersi, di luce minerale, di terre ove il
verde
si impasta con gialli violenti e arde di rossi nascosti. Terre d'isola,
voglio
dire, sulle quali il sapore di favola grava, spesso è vetrificato,
come
nelle
pitture dileggenda popolare".
1985
Viene invitato
dal Centro Arti Visive Modigliani di Scandicci (FI) alla
mostra "Omaggio
a Dino Campana - Sulle orme della chimera". Nello
stesso
anno partecipa alla Rassegna d'Arte "Pittura nell'area meridionale"
presso
il Museo Civico di Rende (CS).
1987
Prende parte
dapprima alla mostra "Voglia di Pace - Autori contro la
violenza",
presso il comune di Marzabotto (BO) e di Sesto fiorentino (FI),
successivamente
al Premio di Pittura "Le città della Magna Graecia" -
Rossano
(CS).
1988
Dopo la partecipazione
al Premio Internazionale di Pittura e Grafica - Ibla
Mediterraneo,
comune di Modica (RG), il comune di Alia (PA) allestisce
una
sua personale nelle sale della Biblioteca Comunale. In seguito
interviene
alla I Rassegna di Scultura e Pittura nell'area Mediterranea,
Riposto
(CT).
1989
Partecipa
alla Rassegna "Presenze Siciliane" al Complesso Monumentale
San
Michele a Ripa in Roma a cura di Claudio Strinati, Sergio Rossi e
Gianfranco
Proietti. La Galleria La Gradiva di Roma ospita una sua
personale
dal titolo "In Viaggio con Ulisse". Sono opere prevalentemente
di grandi
dimensioni, un'avventura dolcissima tra metafora e realtà. È
attraverso
la simbologia di questa figura mitologica che l'artista si esprime.
Ma è una
mitologia che trascende la mitologia stessa, intesa cioè in senso
classico. È una
mitologia del quotidiano dove "l'eroismo parte dal reale che
ci costringe". "[...]
Eroico perciò è il dubbio che martella nell'anima, la
sfinge
di sempre, l'impossibilità di riconnettere l'economia del visibile,
non
importa
se familiare o eterodossa, ai preordinati congegni del mistero
cosmico",
come lo stesso Civello scrive nel catalogo. E qui l'eroe di Omero
e quello
di Dante si identificano con l'Ulisse di Joyce. L'eterno vagare per
tornare
alla propria terra, la sete di conoscere che spinge oltre, diventano il
vagare
dentro se stessi per cercare una verità, isola-boa, che giustifichi
il
nostro
essere quotidiano. Tutto questo attraverso immagini pittoriche che
tecnicamente,
con una più approfondita lettura non possono essere
considerate
solo appartenenti ad un discorso di iperrealismo. Domenico
Guzzi
scrive: "[...] non saremmo nel giusto valutando l'immagine del pittore
secondo
le cadenze di certa iperrealtà. E qui il pensiero si volge non tanto
agli
americani, ma piuttosto, a quei tedeschi del gruppo "Zebra" che pur
mantenendo
stretto il rapporto obiettivo non ne han fatto elemento
esclusivamente
ossessionante. Per ragioni di cultura di area, in una parola
di
sensibilità europea. Messina appartiene a quell'area di artisti
che
saremmo
tentati di dire semplicemente della verità. Sempre, comunque,
passata
al filtro dell'analisi intellettuale". Nel recensire la mostra Dario
Micacchi
parla di "pittura di trapassi sottili da stato d'animo a stato
d'animo:
tagli netti di sagome e colori che irradiano luce nella luce cosmica.
Lo sguardo
del pittore è penetrante, ossessivo, afferra i fili d'erba ed i
fiori
cresciuti
tra pietra e pietra; gli oggetti lasciati sulla sabbia o sul molo, le
corde
lacere o nuovissime, i gabbiani alti nel cielo, ed i gabbiani in turbini
che
si posano qua e là. La visione è netta, neometafisica. Il
senso del
tempo
struggente; la nostalgia di un'età incontaminata assai forte".
1992
La Galleria
Cà d'Oro invita l'artista al IV Salone d'Arte Moderna e
Contemporanea "Arte
Roma '92" per la realizzazione di una delle
Wunderkammer,
chiamata "Il mare nella stanza", che in seguito sarà
esposta
nelle sale della galleria stessa. Il pittore realizza alcune opere
appositamente
create per un ambiente, un curioso e raffinato gioco tra
oggetti
di metallurgia marinaresca (oblò, maniglioni, radance) ed immagini
pittoriche.
Attraverso questa sorta di osmosi si instaura un rapporto
particolare
tra le opere ed il fruitore dove il gioco tridimensionale
assume
lo spessore di qualcosa di vivo e reale grazie al recupero di questi
elementi
e del loro vissuto. Ed è chiaro anche, la voce stessa dell'artista
che
sul
catalogo presenta un proprio componimento poetico lo afferma, cosa
sia
l'isola-boa, cosa rappresenti. È un approdo, una possibilità di
riscatto
"lungo
la rotta tracciata dalla mente per cancellare il grigio e le paure".
1993
Indubbiamente
la precedente personale di Lillo
Messina
ha rappresentato uno scatto in avanti
dell'artista
nella sua ricerca. L'impatto con
l'accelerazione
cromatica è forte ma questa non segna
una
rottura con il suo passato artistico. Ne rende
evidente
invece il filo conduttore. Se gli inizi erano
segnati
dal "cantare col colore sulla riluttanza delle
forme",
ora questa riluttanza diventa altra forma a cui,
come
tutte le forme dell'immaginazione, corrisponde
un'accelerazione
emotiva che in uno spazio libero
dalle
rassicuranti coordinate della nostra realtà, trova
continuo
respiro e non sgomenta. Un'accelerazione
anche
intellettuale che, se dapprima sembra cercare il
vero,
poi comprende che il proprio vero, come
dichiara
Strinati, è la verità della visione.
1994
Espone alla M.G.P. Arte Contemporanea nel cui spazio
viene introdotta
dal coreografo Atha Atziioannoy
una performance di danza in cui ogni danzatore-isola,
realizzata sul costume
dall'artista stesso,
cerca la propria forma e il
proprio colore attraverso
una ricerca gestuale che scompone e ricompone
gli equilibri
e le simmetrie spaziali delle sue opere.
1998
Dopo aver esposto a Roma nel Museo del Risorgimento
per la rassegna "L'isola
dipinta-Sicilia cinquant'anni di Natura e Paesaggi"
curata da Aldo Gerbino,
il Comune di Piombino,
in collaborazione con il Centro di Iniziativa per
le attività culturali,
organizza una sua mostra nelle sale di Palazzo
Appiani
dal titolo "Mare 'oltre' mare" con circa 50 opere
prevalentemente di grandi dimensioni.
Aldo Gerbino presentando l'artista scrive:
" Una
sorta di foga dell'emersione trascina con sé Lillo Messina e la
sua memoria,
una natura acquea lo sospinge e lo travolge gioiosamente,
ludicamente, con i suoi frammenti biologici, fatti
di improbabili radiolari,
pigmentati oggetti organici, disposti da una mano invisibile
e decisa nel
vortice del caos:
Ed è in questa spirale magmatica e ancestrale,
incantevole fiamma sprigionata
tra cielo e mare, a trovare la sua sostanza
tra gli elementi germinativi,
a popolare il desiderio che vigila e cova
nel cuore di questo artista mediterraneo."
2003
Espone a Montesilvano, presso le sale del Palazzo dei Congressi,
una mostra
dal titolo "Mirabilis Insula Picta", pittura isola delle meraviglie.
Ed è l'accentuarsi
dello stupore, dell'attimo di sospensione nell'incontro con il quadro,
della sensazione fisica del muoversi da un'isola a un'altra come se si
fosse in volo,
posandosi di tanto in tanto. Un volo calmo e silenzioso.
L'impatto con il lavoro di Messina è prima
di tutto fisico e poi intellettuale.
Con il rigore e la nitidezza delle immagini ci racconta
la sua necessità
di continuare a cercare la sua isola che non ha
ancora trovato e
che sicuramente non vuole trovare; l'isola del desiderio è l'isola
che non deve essere.
E' palesemente una pittura che si snoda come
un viaggio, ma se si parte per tornare,
ciò che significa ritorno
per lui è il riappropriarsi di certezze
che si avevano prima di
partire filtrate dall'esperienza.
Ora l'artista osa di più nell'impaginazione
del quadro, come confermano
anche le seguenti mostre a Roma nel 2004 e
Castrovillari nel 2005.
E' concentrata sul particolare piuttosto che sull'intero,
focalizzandolo
vuole suggerire qualcosa oltre la tela, si perdono le forme
di facile
individuazione e l'isola diviene ancora più astrazione.
Il lato cromatico è nuovo, come gli aranci
e i viola ad esempio,
e i colori sono a vasta campitura, per dare, forse,
più respiro,
forza e slancio a questo viaggio infinito.